Vasco Rossi

Nome di Battesimo: Vasco Rossi
Nome D’Arte: Vasco Rossi
Nascita: Zocca, 7Febbraio 1952
Genere: Rock
Autodefinitosi provoca(u)tore, nella sua carriera pluridecennale ha pubblicato 25 album (compresi live e raccolte ufficiali) e scritto complessivamente più di 140 canzoni, nonché numerosi testi e musiche per altri interpreti. È uno dei cantautori italiani di maggior successo e fama.
Biografia
Vasco Rossi, comunemente noto con il solo nome Vasco o con l’appellativo Blasco, nasce a Zocca, paesino dell’appennino tosco-emiliano tra Modena e Bologna, il 7 febbraio 1952. Il nome gli viene dato dal padre Giovanni Carlo, di professione camionista, in omaggio a un omonimo compagno di prigionia in Germania durante la seconda guerra mondiale. Trascorre una infanzia serena, circondato dall’affetto della sua famiglia, mostrando un carattere timido.
Fin da bambino, su decisione della madre, casalinga appassionata di musica, viene iscritto a scuola di canto dal maestro Bononcini e inizia ad appassionarsi al mondo della musica. A 13 anni vince l’Usignolo d’oro, una manifestazione canora modenese, nata per contrastare lo Zecchino d’oro, mentre a 14 anni entra a far parte del suo primo gruppo musicale, chiamato “Killer”, nome successivamente trasformato in un più rassicurante “Little Boys”; del gruppo fa parte anche Marco Gherardi, che più volte sarà compagno di avventura di Vasco.
Nel 1967, ottenuta la licenza media, la famiglia lo iscrive all’istituto dei salesiani San Giuseppe a Modena, per conseguire il diploma. L’esperienza in collegio si rivela traumatica, i tutori si mostrano molto severi, e Vasco ha un carattere ribelle e poco propenso alle rigide regole dell’istituto; inoltre, lega poco con i compagni di collegio, che tendono a isolarlo e schernirlo per le sue origini di paese. È un periodo che segnerà profondamente il carattere di Vasco Rossi: il pessimo rapporto con i salesiani, influenzerà il suo rapporto con le figure ecclesiastiche, mentre sviluppa una sorta di complesso per le sue origini montanare, con cui impara a convivere col tempo, senza riuscire a superarlo del tutto perfino in età adulta. Scappa due volte, rifugiandosi a casa di una zia a Bologna, e, in seguito alla seconda fuga, il padre si rassegna a iscriverlo al ragioneria Tanari del capoluogo emiliano, dove alloggia presso la casa della zia e dove consegue il diploma, senza demeritare né brillare negli studi.
Vasco vive Bologna in un periodo di particolare fermento, quando divampa la contestazione studentesca, e la città è particolarmente coinvolta. Appoggia le posizioni anarchiche, anche se non si distingue per la partecipazioni alle lotte politiche, cui resta fondamentalmente indifferente. È molto affascinato, invece, dal mondo del teatro, tanto che matura il sogno di iscriversi al DAMS per frequentare il corso di Teatro alternativo, ma il padre non approva l’idea, pertanto, nell’autunno del 1972 si vede costretto ad iscriversi a Economia e commercio a Bologna. Pochi mesi prima aveva aperto, insieme a Marco Gherardi, suo amico di infanzia, un piccolo locale, il “Punto Club”, nei pressi di Zocca, che più tardi diventerà una vera e propria discoteca; in questo primo periodo viene utilizzato come base per organizzare feste ed eventi, e Vasco si spende per l’organizzazione con discreti risultati.
Rossi si trasferisce presso una casa in affitto a Bologna insieme a due amici, e decide di prendere seriamente l’impegno universitario; tuttavia, dopo un buon inizio, si lascia sedurre dalla turbolenza della Bologna di quegli anni. Si iscrive al Manifesto, continuando però a restare sempre piuttosto ai margini della lotta politica; frequenta il Teatro Evento di Bologna, per il quale firmerà qualche regia e qualche presenza come attore; e, infine, si fidanza con Paola Panzacchi, una convinta femminista, iniziando una storia d’amore molto difficile, da cui uscirà “con le ossa rotte”, e che lo porterà ad avere posizioni sempre più maschiliste. Inoltre, amplia notevolmente la sua cultura musicale: oltre agli italiani Battisti, Guccini, De Gregori, ascolta molto rock anglosassone, soprattutto i Rolling Stones.
Nel 1974, abbandona definitivamente Economia e Commercio, e si iscrive a Pedagogia, più affine alle sue inclinazioni, tanto che abbandonerà gli studi a soli otto esami dalla laurea. L’anno successivo si trasferisce a Modena, per risparmiare sull’affitto, dividendo l’appartamento con altri amici.
Il 1975 è un anno storico per la sua formazione. Convinto dall’idea dell’amico storico Marco Gherardi, fonda Punto Radio, una radio libera sul modello delle centinaia che nascevano in quegli anni in Italia, destinata a servire il pubblico dell’Appenino tosco-emiliano. Diventerà famoso un programma da lui condotto “Il Muretto” in cui con un contatto attivo con gli ascoltatori svilupperà tematiche sulla vita e sulla filosofia che si riveleranno importanti per il suo futuro discografico. L’esperienza della radio è decisiva per la carriera di Vasco Rossi. Prima di tutto, gli dà la possibilità di maturare come show man, visto che Rossi sarà uno dei principali dee-jay sia dei programmi radiofonici sia delle serate speciali che la radio organizzerà presso le principali discoteche dell’Emilia Romagna, e, in secondo luogo, gli darà l’opportunità di conoscere una serie di persone fondamentali nella sua futura carriera, come Riccardo Bellei, Gaetano Curreri, Maurizio Solieri, Massimo Riva, allora giovanissimo, e Red Ronnie, che allora lavorava per la BBC, un’altra radio libera di Bologna.
È proprio nelle serate-evento organizzate dalla radio nei locali emiliani che Vasco Rossi, per la prima volta, imbraccia la chitarra e canta al pubblico alcune canzoni, comprese alcune scritte da lui stesso.
I primi anni nel mondo della musica
Sotto la spinta dei suoi amici, tra cui Gaetano Curreri, attuale leader degli Stadio, incide nel 1977 il suo primo 45 giri, contenente i brani Jenny è pazza e Silvia, per l’etichetta Borgatti Music (che fino ad allora aveva curato la produzione e distribuzione di dischi legati al genere “liscio”) seguito dal suo primo album, Ma cosa vuoi che sia una canzone, pubblicato nel 1978, a tiratura nazionale, ma praticamente venduto solo in Emilia-Romagna. Nel 1979 esce il suo secondo album Non siamo mica gli americani che contiene tra le altre canzoni anche Albachiara, che in futuro diventerà uno dei suoi maggiori successi e pezzo conclusivo di gran parte dei suoi concerti.
Segue l’album Colpa d’Alfredo (1980); la canzone che porta il titolo dell’album viene censurata dalle radio, perché contiene termini ritenuti offensivi.
La popolarità di Vasco Rossi, che inizia a farsi conoscere anche a livello nazionale, cresce in seguito a una sua esibizione dal vivo, durante la nota trasmissione televisiva Domenica In. In questa occasione canta la canzone Sensazioni forti e la sua esibizione viene ampiamente criticata dal giornalista Nantas Salvalaggio (che sarà, nel testo della futura hit Vado al massimo, definito da Vasco “…quel tale che scrive sul giornale…”) che, in un suo articolo sul settimanale Oggi, si scaglia contro il cantante e contro la RAI, colpevole di ospitare nel suo più popolare programma della domenica un simile esempio di “ebete, cattivo e drogato”.[2]
Il rocker ed il suo staff protestano nei confronti del giornalista, ma l’inconveniente, nei fatti, aumenta il nascente mito del “Blasco”.
Nel 1981 esce l’album Siamo solo noi considerato dalla critica come uno tra i suoi lavori migliori; la canzone che dà il titolo all’album verrà più volte identificata come un vero e proprio “inno generazionale” tutt’oggi attuale per i suoi fans.
Gli anni del boom
L’esperienza che cambia radicalmente la carriera di Vasco Rossi è la partecipazione al Festival di Sanremo. Nonostante il festival della canzone italiana non appartenga all’orizzonte artistico del rocker, Vasco Rossi e il suo entourage decidono di sfruttare la vetrina offerta dalla RAI, suscitando anche qualche malumore tra i (pochi) fan dell’epoca.
Così, nel 1982 Vasco partecipa al Festival di Sanremo con la canzone Vado al massimo. La performance del rocker di quell’anno fa scalpore: Vasco abbandona il palco con il microfono nella tasca della giacca, che, collegato col filo all’amplificatore, cade, creando panico tra il pubblico in sala e tra i conduttori dello show tv. Fu lo scalpore che proprio il rocker di Zocca voleva creare in una manifestazione a suo tempo forse troppo austera per distinguersi dagli altri partecipanti.
La canzone contiene una ironica risposta a Nantas Salvalaggio, il giornalista che due anni prima lo aveva criticato ferocemente sulle pagine del settimanale Oggi e che viene apostrofato come “quel tale che scrive sul giornale”.
Nell’aprile dello stesso anno esce l’album Vado al massimo, che resterà in classifica per 16 settimane, un piccolo successo che dimostra come la performance di Vasco abbia fatto breccia nel pubblico. Sono in molti a credere erroneamente che Vado al massimo si sia classificata ultima. In realtà, la classifica ufficiale considerò a pari merito i brani all’infuori delle prime tre posizioni: l’equivoco nacque dal fatto che il titolo del brano venisse per ultimo nell’ordine esclusivamente alfabetico in cui venne stilato l’elenco dei pari merito.
L’anno seguente (1983) si presenta di nuovo a Sanremo con la canzone Vita spericolata. La canzone diventerà uno dei classici della musica italiana (così come Siamo solo noi) e raggiunge lo stesso anno il 6° posto nella classifica dei 45 giri, [3] entra in finale, ma si classificherà al penultimo posto nella graduatoria del Festival.
Segue l’uscita dell’album Bollicine. È il sesto album in sei anni, quello che consacra definitivamente Vasco Rossi a icona del rock italiano: resta in classifica per 35 settimane, e si piazza come quinto album più venduto dell’anno.[4] L’ironica canzone Bollicine farcita di slogan e frasi ad effetto (con chiari riferimento all’uso della cocaina) vince il Festivalbar ‘83 e il tour per promuovere l’album è un trionfo. È sicuramente uno dei periodi di massimo successo dal punto di vista musicale, ma non dal punto di vista umano: secondo alcuni biografi in quel periodo Vasco sta veramente andando al massimo: è farmaco-dipendente, vive come se fosse sempre su un palco, non dorme per giorni interi mentre continua ad assumere anfetamina e Lexotan, tanto da costringere il manager Guido Elmi ad annullare vari concerti.[5]
All’inizio del 1984 esce la prima raccolta live: Va bene, va bene così, che resterà in classifica 33 settimane – di cui 8 al primo posto –, ma il 20 aprile dello stesso anno il rocker viene fermato in una discoteca nei pressi di Bologna e arrestato. Dopo una perquisizione in un casolare di Casalecchio, dove abita insieme ad altri componenti della sua band, Rossi consegna spontaneamente 26 grammi di cocaina ai carabinieri. Trascorre 22 giorni di prigione (di cui 5 in isolamento) presso il carcere di Rocca Costanza a Pesaro con l’accusa di detenzione di cocaina e spaccio non a scopo di lucro. Nei giorni di detenzione riesce a liberarsi dalle anfetamine, nonostante la sua situazione psicofisica rimanga piuttosto precaria. Del panorama musicale italiano soltanto Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi danno pieno sostegno al cantante, visitandolo in carcere. Il 12 maggio Rossi ottiene la libertà provvisoria. Il processo lo scagiona dall’accusa di spaccio, ma lo condanna a due anni e otto mesi con la condizionale, per detenzione di sostanze stupefacenti.[6]
Di lì a poco, Vasco Rossi pubblica l’album Cosa succede in città (1985), considerato secondo certi aspetti l’album della rinascita. Sebbene contenga canzoni storiche poi divenute pilastri delle composizioni di Vasco, secondo la critica l’album è tecnicamente perfetto ma per i testi ed i contenuti viene considerato un album piuttosto “fiacco”, anche a causa delle vicende che l’hanno preceduto, tanto che secondo alcune persone vicine a Rossi l’album non ha soddisfatto completamente né Vasco né Elmi. Ciò nonostante, l’album resta in classifica per 29 settimane.
L’anno seguente diventa padre per la prima volta e per due anni sparisce completamente. Qualcuno parla di esaurimento nervoso ma è un periodo in cui Vasco ricerca se stesso e rivede vecchi amici di infanzia.
Nel 1987 torna prepotentemente sulla scena pubblicando C’è chi dice no definito da molti giornali dell’epoca un capolavoro, che resterà in classifica 38 settimane, di cui 12 in testa. Il successo è tale che perfino Celentano lo vuole ospite in RAI. Lui inizialmente accetta salvo poi cambiare idea il giorno prima della trasmissione facendo infuriare i vertici dell’emittente televisiva che minacciano di bandirlo per sempre da ogni trasmissione. Ma Rossi a questo punto della sua carriera può ampiamente permetterselo tanto che il sempre crescente successo di spettatori costringe il cantante ad abbandonare i palazzetti per orientarsi verso spazi più ampi: inizia l’epoca degli stadi.
Il 1° luglio 1988 viene nuovamente arrestato mentre da solo a bordo della sua BMW 750 procede zigzagando sulla A14 con a bordo un grammo di cocaina, uno sfollagente e una pistola lanciagas. Viene prontamente rilasciato tra le guardie carcerarie e i fans che gli chiedono abbracci e autografi.
Nel 1989, prima dell’uscita dell’album Liberi liberi realizzato per conto della EMI, Rossi rompe definitivamente con Guido Elmi e la Steve Rogers Band ritrovandosi praticamente da solo con Maurizio Lolli. Parte comunque il “Liberi Liberi Tour” senza Solieri e Riva, il cui grande successo porta alla pubblicazione dell’album live Fronte del palco (1990).
Il 6 dicembre 1989 Rossi “tira definitivamente una riga” sopra la questione di spaccio del 1984 venendo condannato ad un’ammenda di 2 milioni e 800 mila lire.
L’anno successivo vengono organizzati in rapida successione (10 e 14 luglio) due concerti rispettivamente negli stadi San Siro a Milano e Flaminio a Roma, che fanno registrare presenze record [7]. Una parte del concerto di Milano viene pubblicata nell’album Vasco live 10.7.90 San Siro. Vasco Rossi diventa il primo artista italiano a raccogliere un numero di fans così ampio, riuscendo dove allora solo le stelle straniere si erano avvicinate.
Diventato padre per la seconda volta, il cantante fa uscire l’album Gli spari sopra (1993) col quale vincerà 10 dischi di platino. L’album fu preceduto dal singolo “Gli spari sopra”, mini-CD che contiene, oltre ad alcune versioni alternative de L’uomo che hai qui di fronte e Delusa con riferimenti alle allora “Ragazze di Non è la Rai“, anche l’inedito Se è vero o no, canzone che non fu inserita nell’album Gli spari sopra.Nel 1994 regala agli iscritti al suo fan club ufficiale un CD contenente l’inedita Senza parole.
Nel 1995 il rocker è di nuovo a San Siro con un doppio concerto evento, Rock sotto l’assedio, contro la guerra in Jugoslavia. In questa occasione canta per la prima volta Generale di Francesco De Gregori, cantautore che da sempre è un suo riferimento, interpretandola nel proprio inconfondibile stile rock. Vasco promuove la serata come occasione di riflessione contro la violenza della guerra, ma molti giornalisti polemizzeranno con lui per non avere devoluto l’incasso alla causa jugoslava.
Nel 1996 pubblica l’album Nessun pericolo… per te, contenente una canzone, Gli angeli, dedicata all’amico Maurizio Lolli morto di cancro ai polmoni e il cui video (una produzione colossale di 600 milioni di lire) viene diretto da Roman Polanski. Il video viene messo a disposizione su internet, un evento abbastanza inusuale per quegli anni, cosicché Vasco diventa un precursore del tempo e dei nuovi sistemi tecnologici che avanzano. La canzone viene distribuita in un singolo a forma triangolare a tiratura limitata. La forma del cd singolo potrebbe essere un chiaro omaggio all’attributo femminile, al quale spesso Vasco fa rifermento con gesti inequivocabili nei suoi concerti e nello specifico nella canzone Rewind, scritta per lui dall’amico di sempre Gaetano Curreri leader degli Stadio.
Nel 1997 esce Rock, una raccolta di vecchi pezzi riarrangiati, che porterà il cantante ad esibirsi nell’ex stabilimento Italsider di Bagnoli, nell’ambito della prima edizione del Neapolis Rock Festival. Quell’anno Rossi è presente come autore al Festival di Sanremo (in coppia con Gaetano Curreri) con E dimmi che non vuoi morire scritta per Patty Pravo, insignita del premio della critica. Sempre per il Festival di Sanremo, nel 1999 scrive la canzone Lo zaino cantata dagli Stadio.
Gli anni del successo di massa
Nel 1998 esce Canzoni per me, in cui, tra le altre, riprende anche vecchie canzoni, scritte all’inizio della carriera e mai pubblicate. Lo stesso anno vince il suo secondo Festivalbar con Io no.
Il 1998 è un anno storico per la carriera di Vasco Rossi: il disco non porta, infatti, com’era abitudine, una nuova tournée, ma viene deciso di tenere un unico concerto, accettando la proposta di essere la guest star della prima edizione dell’Heineken Jammin’ Festival a Imola. Alla serata partecipano 130.000 persone, segnando un evento nell’intera storia della musica italiana: il successo di Vasco diviene di massa, e il rocker di Zocca viene universalmente riconosciuto come la star della musica italiana contemporanea. La serata viene immortalata nel video Rewind (video) e relativo album live Rewind nel 1999, a cui fa seguito il Rewind tour. A pochi giorni dalla partenza del tour, viene a mancare per overdose l’inseparabile “compagno di avventure” Massimo Riva, chitarrista della band e autore-coautore di tante musiche e testi, uno su tutti Vivere.
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Vasco_Rossi

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